Epilogo?

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Si sproloquia in ogni salotto, in tv, in radio e sul web, di governabilità. Ed è legittimo. Nella situazione di un mercato mondiale, europeo e nazionale in burrasca, il pensiero corre alla possibilità di una guida che possa traghettare il paese verso un’imperativa rigermogliazione morale ed economica. Viceversa inevitabile è il crollo rovinoso di tutto quanto di buono istituito dopo i disastri delle guerre mondiali: Europa e Repubblica Italiana.

Il Pd ha perso. Questo è un fatto. I perché e i percome sono innumerevoli. Si va dalla mancanza di carisma del suo leader, alla incapacità di alimentare nuove e salvifiche speranze, dal target troppo circoscritto cui è stata rivolta la campagna elettorale, alla superficialità con la quale sono state recepite le istanze di una società civile frustrata e incazzata. È fin troppo facile però ora sparare sulla croce rossa del Pd.

Il dato fondamentale però non è tanto l’imbarazzante inefficienza mediatica del partito, quanto l’immaturità del popolo che è andato alle urne. Ciò che colpisce è che la maggioranza assoluta dei voti (il 55% circa se si sommano i suffragi di PdL e M5S) è andata a favore di proposte palesemente populistiche, inadeguate rispetto alla complessità dei problemi che saremo costretti ad affrontare. Ciò rivela un terrificante deficit culturale e cognitivo che avvelena la vita politica italiana. Un deficit disarmante che impedisce di comprendere, ad esempio, come l’Europa sia una necessità imprescindibile alla valorizzazione del patrimonio economico e sociale, come lo spread incida, e parecchio, anche sulla vita quotidiana dei cittadini, e come corruzione ed evasione devastino ogni velleità di sviluppo produttivo. In altri termini: siamo mediamente molto stupidi e molto ignoranti. E chi lo capisce, può costruirvi sopra la propria fortuna politica. E patrimoniale.

Gli scenari possibili sono ora piuttosto imprevedibili. Bisognerà aspettare di capire quale sarà la linea del Partito Democratico. Se vorrà tentare un’alleanza programmatica con i grillini, rivolta prima di tutto a modificare la legge elettorale e a disciplinare il conflitto di interessi, potrà recuperare consensi e credibilità, specie poi se Bersani dovesse dimettersi e indire nuove primarie il cui vincitore non potrà che essere Matteo Renzi. Viceversa decreterebbe inesorabilmente il proprio suicidio politico alleandosi con PdL e Lega in favore di quel mostro mitologico che sarebbe un governo di unità nazionale.

Il Movimento Cinque Stelle sarà la chiave del nostro futuro. Ha nelle sue mani la possibilità di adoperarsi per una rinascita del paese. La domanda da porsi è se davvero ciò che Grillo e Casaleggio vogliono è governare. Ancora oggi il comico-politica (non si capisce bene come lo si debba chiamare) ha ribadito che ostacolerà in ogni modo il governissimo Pd-PdL. Ma se il Pd, con un atto che più che coraggio è istinto di sopravvivenza, si opponesse risolutamente ad una soluzione di questo tipo ed aprisse invece ai grillini, questi cosa faranno? Si abbasseranno finalmente all’inevitabile logica dei compromessi che ogni politica esige, o perpetueranno la loro cieca intransigenza antisistemica?

Ecco, dunque, cosa ci aspetta. Non so se siamo pronti e maturi quel tanto che basta ad affrontare le difficili circostanze che ci si prospettano. Ciò che so, è che con ogni mezzo, con ogni diavoleria, con ogni accordo, è imperativo evitare di resuscitare politicamente Silvio Berlusconi. Sarebbe un disastro di proporzioni ineguagliabili. Se davvero il M5S possiede un briciolo di lungimiranza può dare la spallata definitiva al Cavaliere. In caso contrario, sarebbero anch’essi complici della disfatta di questa Italia ormai sull’orlo del baratro.

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