Prevenzione generale

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«Chi tenta di punire razionalmente, non punisce per l’ingiustizia passata, perché non potrebbe far sì che ciò che è stato fatto non sia accaduto, ma punisce pensando al futuro, perché non torni a compiere ingiustizie né quello stesso individuo né altri che lo veda punito» (1).

Il trattamento che da giorni Il Giornale sta riservando al giudice Esposito ha del vomitevole. Il Giornale (di famiglia) ha posto in essere quella macchina del fango teorizzata tempo addietro da Roberto Saviano. Il fine di tale ‘trattamento’ non è tanto  una impossibile revisione del processo, ormai insindacabile e passato in giudicato. Si tenta piuttosto di colpirne uno per educarne cento. Nell’ambito della categoria di giustizia retributiva, i giuristi chiamano tale prassi prevenzione generale: punire il reo affinché coloro che assistono alla punizione siano dissuasi dal delinquere (2).

In questo caso, in una paradossale e orwelliana situazione di rovesciamento semantico del concetto di giustizia, il delitto è aver condannato il delinquente. Il quale deve affrontare ancora parecchi processi – precisamente quattro: Ruby (appello; già condannato a 7 anni in primo grado), Unipol (appello; 1 anno), corruzione del senatore De Gregorio (fasi preliminari), diffamazione aggravata nei confronti di Antonio di Pietro (fasi preliminari). Il Giornale così, dà un avvertimento ai giudici che dovranno emettere le prossime sentenze sul Berlusconi. «Attenti voi che ambite a condannare l’uomo da dieci milioni di voti. Se avete scheletri nell’armadio, badate bene che noi ve li troveremo. Siete sicuri di volervi prendere questo rischio? Potremmo rendervi la vita impossibile.»

Meglio prevenire che curare.

_______________________________

(1) Platone, Protagora, (324b); trad. it. Augusta Festi in «Tutte le opere», Newton Compton, Roma, 1997, pp. 1319-1399.
(2) In contrapposizione alla prevenzione speciale: il criminale stesso sia dissuaso, mediante la pena, dal reiteare il reato.

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