Potere contro potere

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B. afferma che vi è stata una «precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si è riusciti a eliminare nelle urne attraverso i mezzi della democrazia». B. afferma una cosa non solo vera, bensì sacrosanta. E lo dice chi – non me ne vergogno affatto – lo disprezza umanamente e politicamente.

Ciò che maliziosamente dimentica di ricordare è che lui più di chiunque altro, e nella maniera più fragorosa, ha introdotto l’uso spregiudicato della forza nel processo democratico. La sua (pre)potenza mediatica ed economica, il peso delle sue televisioni e dei suoi immani capitali hanno avvelenato oltre ogni limite tollerabile la vita pubblica. B. ha compiuto ogni sconcezza al fine di perpetuare il proprio potere col solo scopo di piegare lo Stato e i suoi concittadini alla volontà del sovrano. Ha utilizzato, senza alcuna ombra di pudore, le sue televisioni per propagandare la propria dottrina d’illegalità, i propri giornali per bastonare i dissidenti, i propri cortigiani per servire la sua causa in Parlamento e fuori. Ha organizzato campagne elettorali su promesse mai mantenute, ha distrutto e umiliato chi osava opporglisi (vedi Boffo, Fini e quanti altri), ha fatto firmare leggi per proteggerlo e talvolta per promuovere la prosperità delle proprie aziende.

Un tale sudiciume può forse spazzarsi via senza doversi sporcare a propria volta le mani? E ancora qualcuno a Sinistra s’impegna a preservare la propria coscienza immacolata dichiarando che «Berlusconi va battuto politicamente» o «alle urne» (vedi Veltroni, vedi Renzi), o «in Parlamento» (vedi Franceschini). Senza aver compreso che Berlusconi va battuto, punto. Hanno provato a cooptarlo – vedi Bicamerale –, e hanno fallito. Hanno provato a sconfiggerlo alle elezioni, ci sono andati vicini, ma infine ha vinto lui. Ancora una volta esercitando spregiudicatamente il proprio potere, corrompendo senatori, formulando una legge elettorale palesemente a suo beneficio. E ancora qualcuno si ostina a considerare B. un avversario “politico” nel senso più democratico del termine?

Nella sua Costituzione della Germania, Hegel scriveva a proposito del Principe di Machiavelli: «Qui non ha senso discutere sulla scelta dei mezzi, le membra cancrenose non possono essere curate con l’acqua di lavanda. Una condizione nella quale veleno ed assassinio sono diventate armi abituali non ammette interventi correttivi troppo delicati. Una vita prossima alla putrefazione può essere riorganizzata solo con la più dura energia».

Il potere, cioè, va combattuto con il potere stesso. Certo, una tale concezione potrebbe giustificare sconcezze ancora più imperiose, e dunque non si può esagerare con la disinvoltura dei mezzi. La sconfitta di un male non può comportare l’istituzione di un male superiore, questo è ovvio. Ma neanche può tollerarsi la sopportazione supina d’un orrore politico che da quasi una generazione inquina la democrazia. Forse è addirittura peggiore l’ignavia di chi ha timore di sporcarsi le mani, che il tentativo, magari non moralmente impeccabile, di chi combatte il vizio con tutte le armi che il proprio potere gli concede.

Il messaggio è esplicitamente riferito alla sinistra “evangelica”, che a forza di porgere l’altra guancia, e avendone soltanto due – Andreotti non docet –, ha offerto al drago altre porzioni del proprio corpo.

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