Esperienze primarie

11scheda_fac_simile_retroMi sveglio piuttosto presto per essere domenica. Mancano una decina di minuti alle 8. Mi esibisco così in un virtuosismo di sacramenti. Ovviamente, non ho impegnato i santi del giorno per andare a votare alle Primarie Pd. Avevo altro da sbrigare.

Concluse le commissioni decido quindi di non perdere tempo, e recarmi al seggio per esprimere la mia preferenza. Sono in macchina mentre un Sole invernale sorge a sciogliere la brina sui prati, sui rami degli alberi ossuti, sulle corsie dell’autostrada che percorro. Come cantava Gaber, è sempre una domenica di Sole, una giornata molto bella. Chissà perché non piove mai?

Certo mi secca cacciar fuori 2 euro. Non per i 2 euro in sé, ci mancherebbe, sono spilorcio ma ho dei limiti. Ma per il fatto che debbo donarli ad un partito che, indebitamente, ne ha già ottenuti parecchi, mascherati da rimborsi elettorali con cifre che superano di gran lunga le rispettive spese elettorali. E sia, turiamoci il naso.

Quindi, dove devo andare a votare? Sono sempre sulla Torino-Aosta mentre mi adopero con il mio smartphone nella ricerca di un seggio. Nel farlo rischio la mia incolumità un paio di volte, schivo con ritardo due lumache della domenica in prima corsia, ma non riesco a fare altrettanto all’uscita dell’autostrada, e mi aggiudico una buca formato pozzo artesiano. Le mie sospensioni ancora tremano, il mio meccanico già sogghigna.

Devo fermarmi. Continuo a cercare. Sulla pagina del Pd della mia città neanche l’ombra di un’indicazione, solo il faccione compiaciuto del prossimo candidato sindaco che declama ambiziosi progetti per il nostro comune. La pagina del Pd torinese invece mi elenca gli indirizzi delle sezioni sparse per la provincia. Dovrò votare lì? Bah.

Scorrendo Google mi imbatto nel sito di quel simpatico arrampicatore sociale che è Matteo Renzi. E lì trovo, spiegate con chiarezza, tutte le informazioni necessarie. Un altro indizio della sua estraneità alla Sinistra. Scopro che si vota a cento metri da casa mia.

Parcheggio ed entro. Pensavo di trovare balle di fieno, polvere, occhi cisposi e facce grigie e annoiate. Invece alle 8 e mezza di domenica mattina il seggio brulica di elettori, e dietro il bancone delle registrazioni tre facce simpatiche si affannano a censire i votanti.

Neanche sanno il mio nome che già mi chiedono i due euro. Fanc… Ho la tentazione di tornarmene indietro, ma ormai la frittata è fatta. Nessuno si interessa di chiedermi il documento. Solo nome e cognome, e «controlli qui se i dati sono giusti». Sono giusti. Ma potrei votare per dieci persone nel corso della giornata, e nessuno se ne accorgerebbe, mi basterebbe sapere i loro nomi. E avere venti euro da regalare. Non è più un turare il naso, è un’apnea.

Esco tutto sommato soddisfatto. L’aria è frizzante. Ho votato, il Sole è ancora basso, vado a comprarmi un quotidiano, ho tutta la giornata per fare quello che mi pare e pensare se ho fatto la cosa giusta. In fondo credo di sì. Mi sono chiesto, prima di votare, di che cosa avesse bisogno questa Sinistra. Che cos’è che non ha mai avuto? Semplice: un consenso vasto, una forte legittimazione popolare che le permettesse di concretizzare i suoi fantastiliosi programmi. In parole povere: voti. La Sinistra, in Italia, ha sempre scarseggiato di voti.

Così ho deciso chi votare. Con la speranza che, oltre ai voti, riesca a radunare anche qualche valida idea.

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4 pensieri su “Esperienze primarie

    1. Sinceri complimenti per il post. È una di quelle cose che leggi e vorresti aver scritto tu. Più che la conclusione, ho apprezzato il raffinato schizzo impressionista della generazione post-ideologica, ossia la nostra. Indolenti, viziati, a cavallo tra l’attivismo bombarolo degli anni Settanta ed il nichilismo dei bimbominkia. Ma ancora capaci d’una reminiscenza seppur sbiadita di un mondo che non è dominato dagli imperativi economici.
      Ciò detto, ho votato Renzi senza accordargli una fiducia preventiva, ma una delega sì. Al fine di operare il trapasso dalla gerontocrazia all’avvicendamento generazionale. Per questo si è fatto scegliere, da me come da molti altri. Se poi sarà in grado di farlo e manterrà un presentabile rigore morale, allora gli tributeremo le dovute onorificenze. Prima di allora è difficile ogni giudizio, sia positivo, sia negativo.

      1. Grazie di aver apprezzato. Concordo sul fatto che, a questo punto, non rimane che lasciarlo fare, sperando in bene. Sarebbe bello poter contare su qualcosa di più concreto di uno “speriamo in bene”, ma oggi il mercato della politica italiana è questo. Staremo a vedere.

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